laura bianchiniUn ricordo nel giorno anniversario della nascita

Il 23 agosto del 1903 nasceva a Castenedolo Laura Bianchini. La famiglia era di condizioni modeste, per cui fin da giovanissima fu costretta lavorare  alò contempo a studiare da autodidatta, si diplomò maestra e nel 1932 si laureò in lettere. Iniziò a insegnare a Brescia, prima come maestra, poi come docente di storia e filosofia e diverrà infine preside dell’Istituto magistrale. La sua passione per le tematiche educative la portò a collaborare con la casa editrice La Scuola, per la quale realizzò alcuni libri scolastici. Continuava intanto il suo impegno nel cristianesimo sociale: negli anni universitari fece parte della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e del Movimento Laureati . Qualche anno più tardi assumerà la carica di presidente, che manterrà per 7 anni, del ramo femminile della Fuci, coordinata a livello nazionale da Igino Righetti e da monsignor G.B. Montini, il futuro Paolo VI. Fu proprio in questo contesto che ella sviluppò progressivamente il suo antifascismo, che la portò poi a un impegno militante nella lotta per la resistenza.

Dopo l’8 settembre, la sua casa fu sede delle prime riunioni di esponenti militari e politici dell’antifascismo bresciano; vi installò anche una tipografia di fortuna per redigere il giornale “Brescia libera”. Divenuta sospetta alla polizia fascista, si trasferì a Milano ove intensificò l’attività con le Fiamme Verdi, occupandosi dell’organizzazione dei soccorsi ai detenuti politici, dirigendo l’ufficio assistenza alle famiglie dei patrioti caduti e dedicandosi al soccorso dei perseguitati politici e degli ebrei. Per questa sua attività di collegamento, e per il lavoro rischioso che svolse le fu conferito il grado di maggiore dell’esercito partigiano.

Intervenne spesso, con vari pseudonimi (Penelope, Don Chisciotte, Battista) sulla stampa clandestina, con scritti dai quali emerge la sua formazione filosofica, con riferimento in particolare al pensiero del filosofo e pedagogista Jacques Maritain e al personalismo cristiano, che pone al centro dell’ordine sociale la persona umana.

Una volta finita la guerra, Laura Bianchini proseguì il suo impegno politico partecipando ai gruppi vicini a Giuseppe Dossetti e svolgendo un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle associazioni femminili cattoliche.

Nominata dal partito membro della Consulta, vi svolse il ruolo di segretaria della Commissione dell’Istruzione e Belle Arti, all’interno della quale discusse numerose proposte riguardanti la scuola. Nel 1946 fu eletta alla Costituente e, come già in precedenza, alloggiò a Roma presso la casa delle sorelle Portoghesi, nella quale introdusse anche altri membri dell’assemblea come Angela Gotelli, Dossetti, La Pira, Fanfani: in quel gruppo Laura Bianchini brillava per intelligenza e indipendenza di giudizio. Il gruppo, un vero e proprio cenacolo di intellettuali e politici che si ritrovavano per discutere di politica e della Costituzione sul punto di nascere, venne denominato “Comunità del porcellino” e, a suggello di questo nome.

All’ Assemblea Costituente i suoi contributi si legarono soprattutto ai problemi della donna e della scuola, di cui era una profonda conoscitrice e per i quali si guadagnò l’ammirazione e la stima di Umberto Calosso e di Concetto Marchesi. In particolare, si schierò per la difesa della scuola privata in nome del pluralismo sociale, per la necessità di non considerare più la scuola dell’infanzia come un semplice luogo di assistenza, ma come un vero e proprio centro di educazione e per quella di non restare vincolati all’ideale di una scuola finalizzata solo alla cultura, dando invece il giusto spazio anche alla formazione professionale.

Terminati i lavori della Costituente, nel 1948 Laura Bianchini entrò in Parlamento come deputata nella corrente dei Cristiano sociali di Giuseppe Dossetti. Qui divenne membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia ma, come parlamentare, i suoi sforzi furono dedicati soprattutto al progetto di riforma della scuola proposto dall’allora ministro della Pubblica Istruzione, il democristiano Guido Gonnella, con cui collaborò attivamente – continuando il ruolo assunto il 12 aprile del 1947, quando era stata nominata nella Commissione nazionale d’inchiesta per la riforma della scuola – impegnandosi per portare avanti istanze innovatrici, come quella della scuola inferiore obbligatoria fino ai quattordici anni; ma la proposta di riforma preparata da Gonnella con il prezioso contributo di Laura Bianchini non riuscì a trasformarsi in legge.

Dal 1953 Bianchini uscì dalla vita parlamentare, perché non venne più candidata – a causa, sembra, di giochi di potere interni alla dirigenza della Democrazia Cristiana di Brescia – e tornò alla sua prima vocazione, l’insegnamento, che esercitò fino al 1973 sulla cattedra di storia e filosofia presso il Liceo Classico Virgilio a Roma, dove morì nel 1983.

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